La stagione 2018/19 della Pallacanestro Cantù ha avuto chiaramente un prima e un dopo: con l’arrivo di Joe Ragland nel mese di dicembre, tutto il nucleo di rookie su cui aveva scommesso il GM Della Fiori aveva fatto un grosso salto competitivo, entrando nella lotta per l’ottavo posto prima dello stop alla stagione. Il miglioramento collettivo è stato un trampolino di lancio per individualità come Burnell e Hayes, approdati rispettivamente a Sassari e ASVEL in questo mercato. Anche la conferma di Ragland non è stata possibile, ma al suo posto sono arrivate altre due vecchie conoscenze, che avranno un ruolo simile in campo e nello spogliatoio: Jaime Smith in cabina di regia e Maarty Leunen sotto canestro saranno le guide di un gruppo molto giovane, tra gli italiani confermati (Pecchia e il giovanissimo Procida) e quattro novità assolute per la nostra Serie A che comporranno il reparto degli stranieri.
Jazz Johnson

Combo guard di appena 178 centimetri nativo di Portland, alla prima esperienza europea dopo due anni al college a Nevada, con cui è stato prima un sesto uomo da 11 punti in 29 minuti col 45% da 3 su 5 tentativi, mentre nella scorsa stagione quasi 16 punti in 34 minuti, con appena 2 assist di media e percentuali in calo da 2 (dal 56% a meno del 40%), da 3 (dal 45% al 42%) e ai tiri liberi (dall’84.4 all’83.3%).
Avere già esperienza, seppur a livello universitario, come giocatore in uscita dalla panchina può essere un fattore da tenere in considerazione in vista della prossima stagione a Cantù, perché Johnson sarà con ogni probabilità l’alternativa a Jaime Smith nello scacchiere di Cesare Pancotto. Come caratteristiche tecniche sono due giocatori potenzialmente compatibili, perché l’ex Sassari è più un playmaker puro, mentre il rookie da Nevada ha doti più da realizzatore, sia da fuori che in entrata. La sua qualità principale è probabilmente il controllo del corpo, che lo porta spesso a tentare soluzioni azzardate e a giocare a ritmo alto per un eccesso di sicurezza nel proprio senso del canestro, che spiega anche il calo delle percentuali con l’aumentare dei possessi offensivi a disposizione. Di tutte le scommesse fatte dalla dirigenza canturina in questo mercato, quella di Jazz Johnson sembra essere la più azzardata e con più probabilità di fallire, anche perché la mancanza di centimetri è evidente e può essere un limite, ma allo stesso tempo, se dovesse adattarsi bene al basket europeo, potrebbe rivelarsi l’arma in più nella corsa ai playoff.
James Woodard

Dei nuovi stranieri di questa Cantù, James Woodard è quello con più esperienza alle spalle in Europa. Guardia mancina di 25 anni uscita dall’università di Tulsa, con cui ha chiuso l’ultima stagione oltre i 15 punti a partita, ha iniziato a girovagare per l’Europa nel 2016 da Rouen, seconda divisione francese. Ha giocato anche in Lituania e in Macedonia, prima dell’ultima esperienza in Germania con il Bayreuth, con cui ha giocato 19 partite a 13 punti, 4 rimbalzi e 3 assist di media, col 54% dal campo, il 38% abbondante da 3 e poco più del 70% in lunetta.
La sua principale arma offensiva è sicuramente il jumper, con cui conclude la maggior parte dei suoi possessi offensivi, sia dal catch che dopo il pick n’roll da portatore di palla. Storicamente le sue percentuali da fuori in carriera sono abbastanza alte e su un buon numero di tentativi, specialmente da sinistra e in particolare dall’angolo (15/21 nella sua stagione in Germania). Per rapidità e ball handling è un altro giocatore da corsa, che raramente esita quando può mettere il piede sull’acceleratore per concludere al ferro. A difesa schierata invece palesa qualche difficoltà in più nelle scelte di passaggio, che gli costano qualche palla persa di troppo. In generale ha mostrato un costante miglioramento con l’andare della carriera, che lo porta in Italia ancora abbastanza giovane ma con già una buona esperienza europea, e che, se limerà alcuni difetti in difesa e nelle letture offensive, potrebbe dimostrarsi un giocatore importante nel backcourt di Cantù e attirare l’attenzione a livelli più alti in Europa.
Donte Thomas

Ala grande classe 1996 nativo dell’Illinois, non è stato scelto al draft NBA del 2018. Nell’ultimo anno in NCAA a Bradley 11.7 punti e 7.2 rimbalzi, col 54% dal campo e un misero 22% da 3. Nell’ultima stagione in Olanda con il Donar Groningen 15.7 punti e 7.4 rimbalzi col 32% da dietro l’arco in 30 minuti di impiego, con massimi da 26 punti e 13 rimbalzi.
Donte Thomas è il sostituto più naturale possibile per Jason Burnell, sia fisicamente (2.01 per entrambi) che per caratteristiche tecniche. Stando alle parole dello stesso Della Fiori, “è un giocatore di grande energia e intensità, che può avere impatto sia da ala forte, ruolo che attualmente predilige, sia da ala piccola”. Una presentazione che già fa presagire buone cose per un giocatore che sembra costruito su misura per il nostro campionato, che abbina alla fisicità e al gioco spalle a canestro una grande agilità e mobilità per attaccare anche dal palleggio e a una buona mano da fuori. L’esperienza in Europe Cup con il Donar rappresenta un buon plus in vista della prossima stagione, in cui sarà chiamato a un ruolo di primo piano, anche con Leunen al suo fianco, che gli potrà dare una buona mano nel suo processo di adattamento. Insieme a Woodard sarà lui il rookie più caricato di responsabilità da Pancotto.
Shamarkus Kennedy

Centro classe 1998, anche lui in arrivo direttamente dal basket universitario e alla prima esperienza da pro. Nell’ultima stagione a McNeese ha messo in mostra numeri importanti, e le sue statistiche recitano 18.6 punti, 11 rimbalzi e 2.6 stoppate di media, con percentuali altissime dal campo (68%) e anche più che discrete ai liberi (78%). Massimi stagionali da 37 punti, 21 rimbalzi e addirittura 10 stoppate.
Quando si parla di un rookie le cifre, per quanto roboanti, vanno prese con le pinze. Kennedy è un giocatore molto giovane e con un potenziale sconfinato, ma ancora da costruire in termini fisici e tecnici. A livello di NCAA ha basato molto il suo gioco sull’atletismo, essendo un centro non particolarmente alto (2.01), ma piuttosto esplosivo, che però ha uno skillset offensivo ancora da perfezionare. Il termine di paragone inevitabile sarà Kevarrius Hayes, con cui condivide le doti da stoppatore, arrivato anche lui dal college e con un grande impatto quasi subito, che gli è valso la chiamata dell’ASVEL per giocare in Eurolega. In questo senso la durezza mentale nell’approccio alla Serie A sarà fondamentale, e la presenza di un veterano nel ruolo come Leuenen potrebbe essere di grande importanza, mentre la scelta di raddoppiare il rischio puntando su un altro giovane come Jordan Bayehe, in arrivo però dalla Serie A2, è forse la più intrigante di tutto il campionato per quanto riguarda il ruolo di centro, ed è coerente con il progetto di una Cantù che cambia gli interpreti ma non la formula che tanto stava funzionando nella scorsa stagione.
Giovanni Valenzasca