Athletic Club: 5.5

Si guarda tutta la stagione nel complesso, il bicchiere è mezzo pieno grazie al raggiungimento della finale di Copa del Rey, ma il bilancio per la Liga non può essere sufficiente: l’Athletic ha avuto un ottimo rendimento da diverse sue figure, come Unai Simón in porta, Iñigo Martínez al centro della difesa e l’eterno Raúl García davanti, ma sul piano collettivo gli uomini di Garitano hanno fatto molta fatica, specialmente in fase di possesso. La manovra offensiva, salvo in alcuni tratti, è stata piuttosto sterile e prevedibile, accesa solo dalle incursioni di Yuri, uno dei migliori laterali del torneo, ma comunque troppo poco per ambire ad un piazzamento europeo. Una stagione da ricordare soprattutto per l’addio di un mito come Aritz Aduriz, che fatto in tempo a regalare l’ultima magia al pubblico di San Mamés alla prima giornata contro il Barcelona.

Levante: 6.5

È più che sufficiente invece la stagione del Levante di Paco López, che ha centrato l’obiettivo salvezza con ampio margine. I Granotas hanno proposto un calcio verticale e piuttosto offensivo, sostenuto dalle ottime stagioni di Bardhi e soprattutto Campaña in mezzo al campo, ma i buoni risultati del club valenciano non si spiegano senza il rendimento eccezionale del suo numero 1: Aitor Fernández è stato il portiere col maggior numero di parate in tutta la Liga, e probabilmente quello che dato più punti alla propria squadra. Il Levante ha avuto buoni momenti, ha battuto in casa sia il Barça che il Madrid, ma senza i miracoli di San Aitor probabilmente staremmo parlando con altro tono di una stagione molto diversa.

Real Valladolid: 7

Sergio González lo ha fatto di nuovo: il Pucela è una delle squadre con meno talento dell’intera Liga, ma che grazie al proprio allenatore ha centrato un’altra salvezza senza grandi patemi. Il 4-4-2 e il gioco semplice e concreto sono ideali per potenziare le poche armi di una squadra con poca qualità davanti (terzultimo attacco), ma solida dietro (settima miglior difesa) e con giocatori di gerarchia e con tanti anni alle spalle nel club in tutti i reparti. L’individualità da segnalare quest’anno è quella di Mohammed Salisu, 21enne centrale ghanese che ha offerto grandi prestazioni soprattutto nel girone d’andata, al fianco del solito imprescindibile Kiko Olivas, che già aveva facilitato l’esplosione di Fernando Calero nella scorsa stagione. Il futuro di Salisu sarà in Premier League con la maglia del Southampton, mentre quello del Real Valladolid sarà ancora in Primera División, e ancora agli ordini del mago Sergio.

Eibar: 6.5

Discorso simile anche per l’Eibar, il club in assoluto con meno dimensione della Liga, che ha ottenuto con due giornate di margine la sesta salvezza consecutiva in Primera. Anche in questo caso gran parte del merito va a José Luis Mendilibar, che ha saputo dare ancora un’identità a una squadra svaligiata sul mercato. Rubén Peña, Joan Jordán e Cucurella non sono stati adeguatamente sostituiti, fatta eccezione per l’ottimo Edu Expósito a centrocampo, ma gli Armeros si sono confermati la solita squadra coraggiosa e capace di soffrire, che si prepara ora ad affrontare la settima stagione in Liga senza due uomini chiave come Iván Ramis, centrale simbolo del club ma che aveva trovato poco spazio a causa di un infortunio, e soprattutto Orellana, che volerà a Valladolid dopo una stagione da 8 goal e 7 assist. Perdere gli uomini migliori è diventata ormai abitudine in casa Eibar, così come, grazie a José Luis Mendilibar, è ormai un’abitudine la salvezza in Primera División.

Real Betis: 4

Un’altra stagione di alte aspettative e pessimi risultati per il Betis, molto più vicino alla retrocessione che alla lotta per l’Europa. Il feeling con Rubi non è mai nato, e la squadra ha mostrato lacune in ogni ruolo e in ogni fase del gioco: la difesa ha patito la stagione da incubo dei singoli, su tutti Bartra, ma i problemi principali sono stati in possesso palla. Al Betis è mancato un pivote affidabile davanti alla difesa, il che ha costretto Canales ad abbassarsi troppo per partecipare alla primissima costruzione, lasciando isolati davanti Fekir, che ha comunque collezionato buone cifre, e soprattutto Borja Iglesias, autore di appena tre reti dopo essere arrivato per 28 milioni dell’Espanyol, con cui ne aveva fatti 17. Una reazione a catena di disastri, che Manuel Pellegrini, già ufficializzato come prossimo tecnico, dovrà risolvere alla svelta per riportare il Betis nei posti che gli competono.

Alavés: 6

La sufficienza è molto più risicata per il Deportivo Alavés, che ha rischiato molto di più rispetto alle ultime due stagioni, in cui si era salvato comodamente. Soprattutto il post lockdown è stato da brividi per i baschi, che hanno raccolto sei sconfitte di fila prima dell’esonero di Asier Garitano, per poi centrare gli ultimi 4 decisivi punti con López Muñiz in panchina. Dando uno sguardo più globale, l’unica nota positiva della stagione dell’Alavés è stato il rendimento eccezionale del tandem da 22 reti Lucas Pérez-Joselu, che hanno segnato praticamente i due terzi dei goal di tutta la squadra. Fino a marzo Garitano era riuscito a potenziare al meglio la sua coppia di attaccanti, compensando la povertà tecnica negli altri reparti, a cominciare dalle fasce, che hanno perso tanto senza Ibai Gómez e Jony, ma anche giocatori importanti, arrivati dal mercato come Pere Pons o simboli del club come Laguardia e Pacheco, non hanno dato quanto ci si aspettava. In ogni caso pericolo scampato per il club di Mendizorroza, che non può però guardare con troppo ottimismo al futuro.

Celta Vigo: 3

Non può essere più alto il voto per un Celta costruito per lottare per l’Europa e che invece si è salvato più per limiti altrui che per meriti propri. Nei primi mesi con Fran Escribá e anche con Óscar il Celta che produceva abbastanza ma che concedeva enormemente di più, ma da gennaio in poi, quando l’arrivo di Murillo ha dato un po’ di solidità difensiva, inspiegabilmente una squadra con Yokuslu, Denis Suárez, Rafinha, Brais Méndez, Iago Aspas, Santi Mina e Smolov ha cominciato a fare fatica in fase offensiva. Ancor più che in aspetti puramente calcistici, è mancata la capacità di lottare per uscire dalla zona calda, dovuta alla disabitudine di questi giocatori a giocare per sopravvivere. E così, quando la salvezza sembrava cosa fatta, è arrivata la sconfitta 5-1 nello scontro diretto col Mallorca, fino all’ultima giornata in cui non ha saputo andare oltre lo 0-0 contro l’Espanyol mentre il Leganés rischiava il ribaltone contro il Real Madrid. L’ultima istantanea di una stagione da incubo, in cui la paura è andata molto oltre le qualità di una squadra che deve fare di più.

Leganés: 5.5

È difficile dare la sufficienza a una squadra che non centra l’obiettivo salvezza, ma il Leganés retrocede con onore dopo aver lottato con tutto quello che aveva. Già ad inizio stagione il club del Sud di Madrid era candidato alla retrocessione, ma dopo che Sevilla e Barça si sono portate via En-Nesyri e Braithwaite in inverno, le speranze dei Pepineros, diventati nel frattempo del Vasco Aguirre, erano ridotte al minimo. Eppure il Lega ci ha sempre creduto, anche quando è mancato per infortunio Óscar Rodríguez, per distacco il miglior giocatore della squadra e uno dei migliori giovani della Liga, rientrato per giocare praticamente da zoppo nell’ultima giornata contro il Real Madrid, dopo che i suoi compagni avevano riaperto tutto con 10 punti nelle precedenti 4 partite. Alla fine è stato proprio Óscar a fallire l’occasione che poteva completare l’impresa, rimasta a un passo di distanza per una squadra che si sarebbe sicuramente meritata gli applausi del suo pubblico per un miracolo riuscito a metà.

Mallorca: 5

Si potrebbe fare direttamente copia e incolla di quanto detto sopra sul voto al Leganés per quanto riguarda il Mallorca, che ha mollato solo alla penultima giornata, ma il voto è leggermente più basso, perché le sensazioni positive che ha dato la squadra delle Baleari avrebbero potuto portare qualcosa in più. È mancata soprattutto competitività lontano da Son Moix per una squadra che ha fatto appena 6 punti in trasferta, mentre l’altro dato che condanna sono i 16 calci di rigore concessi. La salvezza diventa quasi impossibile con così tanti errori nella propria area, anche se in fase offensiva gli uomini di Vicente Moreno hanno fatto vedere cose interessanti. In particolare fanno specie per il pubblico italiano i 13 centri di Ante Budimir, migliorato molto rispetto alla sua esperienza a Crotone. È stato soprattutto l’anno di Take Kubo, talento giapponese di proprietà del Real Madrid esploso con goal e assist nel girone di ritorno, di cui sentiremo ancora parlare in Liga, così come di altri protagonisti di questa squadra, Vicente Moreno compreso, dopo una stagione assolutamente onorevole.

Espanyol: 2

Non si possono certo fare complimenti per la stagione probabilmente peggiore in Primera División nella storia gloriosa dell’Espanyol. Una retrocessione condizionata sicuramente anche dal doppio impegno avuto fino a febbraio con l’Europa League, ma soprattutto da una pianificazione sportiva totalmente sbagliata: sono stati fatti investimenti sbagliati e non sufficienti, i 4 allenatori diversi sono serviti a poco, nonostante nomi importanti come Machín o Pitu Abelardo, anche perché hanno portato idee molto diverse, e gli acquisti di Cabrera, Adri Embarba e Raúl De Tomás sono arrivati troppo tardi per provare a invertire la rotta. Il resto lo hanno fatto i tanti errori individuali in entrambe le aree e una diffusa mancanza di competitività sia in casa che fuori. Una macchia nerissima nella storia di una società storica per la Liga, che proverà a cancellare subito questo fallimento partendo dai tanti giocatori legati affettivamente al club presenti in rosa e da un budget esagerato per la Liga Smartbank, da cui però non sarà facile tirarsi su e anzi, in un campionato così duro e con queste premesse, il fantasma di un Depor 2.0 aleggia dalle parti di Cornellá.

Giovanni Valenzasca