Una stagione lunga quasi un anno, ma negli occhi abbiamo soprattutto le ultime 11 partite post lockdown, che hanno incoronato il Real Madrid per la trentaquattresima volta, ma che non hanno sempre rispecchiato quello che si è visto durante tutto il resto della stagione. Ora è dunque il tempo di fare bilancio globale di tutte e 38 le giornate, dando un voto a ciascuna delle 20 squadre che hanno dato vita a una stagione storica per il calcio spagnolo, iniziando dalle prime 10 della classe.

Real Madrid: 9

Un campione giusto, non sempre brillantissimo, ma comunque solido e cinico: la competitività in Liga era il grande obiettivo di Zinedine Zidane, a cui non era andato giù il -17 dal Barça nella sua ultima stagione completa nel 2017/18. Zizou ha fatto centro al primo tentativo, non sbagliando mai un colpo nei big match e vincendo 10 partite su 11 dalla ripresa, dimostrando non solo di essere un grande gestore, ma anche di avere l’acume tattico nel saper variare il sistema anche in corsa. Il resto lo hanno fatto le grandi figure dei Blancos, da Courtois a Benzema, dai leader Ramos e Kroos ai giovani Valverde e Vinicius, che troveranno ampio spazio nelle nostre top.

Barcelona: 5

Il secondo posto è il male minore nella nerissima stagione del Barça: la società è allo sbando, la pianificazione sportiva lascia a desiderare e il cambio da Valverde a Quique Setién non ha portato i cambiamenti sperati. Anche nello spogliatoio il clima è teso, e in particolare Messi ha manifestato più volte il proprio malcontento. Sul campo l’intesa tra la Pulga e Griezmann non è mai nata, Suárez è stato fuori a lungo, il centrocampo è stato spesso sterile e la difesa è stata battuta in 38 occasioni. Le uniche individualità degne di nota sono state Ter Stegen, Piqué, Vidal, Messi e il giovanissimo Ansu Fati, una delle poche note liete di una stagione che deve rappresentare un campanello d’allarme per i blaugrana, che hanno disperato bisogno di invertire la rotta già in vista della Champions.

Atlético Madrid: 7.5

Simeone lo aveva dipinto come un anno di transizione, e così è stato fino alla notte dell’11 marzo: l’impresa di Anfield ha trasformato completamente una squadra che fino a quel momento faticava come mai prima a segnare, che pareggiava troppo e che subiva troppo da palla inattiva. L’effetto positivo del passaggio del turno è proseguito anche dopo tre mesi di stop, e da giugno in poi sono arrivati 25 punti in 11 partite, che hanno blindato l’ennesima qualificazione in Champions. Un grande punto di partenza per una rivoluzione iniziata sotto i migliori auspici, con acquisti azzeccati (Trippier, Felipe e Renan Lodi su tutti) e la trasformazione di Marcos Llorente in un centravanti ombra, in attesa che João Félix sbocci definitivamente e con lui tutto il nuovo corso colchonero.

Sevilla: 8

30 giornate consecutive tra le prime quattro, a partire dal derby d’andata vinto, sono un attestato alla stagione trionfale del nuovo Sevilla di Julen Lopetegui: la rivoluzione estiva di Monchi ha portato pedine importanti, Diego Carlos e Ocampos su tutti, ma la mano del tecnico basco si è vista eccome nel mettere tutto a sistema. Una squadra solida, dominante sulle fasce e con varietà di soluzioni offensive nonostante le prestazioni opache dei vari centravanti che si sono alternati al centro del tridente. Dopo un 2018 nerissimo fra Spagna e Real Madrid, Lopetegui ha messo la sua firma sul ritorno nell’Europa dei grandi degli hispalensi, dimostrando ai suoi detrattori di essere ancora uno dei migliori allenatori in circolazione.

Villarreal: 7

Il calcio post Covid ha cambiato completamente il giudizio sul Villarreal di Javi Calleja, che è già stato licenziato, ma che torna in Europa League dalla porta principale: fino a marzo parlavamo di una squadra con potenziale, ma che non riusciva a trovare il giusto assetto ed era troppo fragile in difesa e soprattutto mentalmente, e che faticava a difendere i vantaggi. Problemi risolti nelle ultime 11 partite, in cui il Submarino Amarillo ha raccolto 22 punti e la qualificazione diretta all’Europa. Individualmente è stato l’anno di Gerard Moreno, premio Zarra con i suoi 18 goal, e dell’esplosione di Pau Torres al centro della difesa, ma soprattutto è stato l’anno dell’addio di due totem: Bruno Soriano, eterno capitano rientrato dopo 3 anni da un infortunio, e soprattutto Don Santiago Cazorla, che volerà in Qatar da Xavi dopo aver dispensato le ultime gocce di una carriera straordinaria con una stagione da 11 goal e 9 assist.

Real Sociedad: 8

Il rendimento negativo dell’ultimo mese non cancella quanto di buono aveva fatto la Real Sociedad di Imanol Alguacil in questa stagione: fino a marzo i Txuri Urdin erano probabilmente la squadra più piacevole da guardare nell’intera Liga, con un calcio spregiudicato che stava portando anche grandi risultati, fino ad entrare pienamente in lotta per un posto fra le prime quattro. L’assenza di Illarramendi per tutta la stagione non ha pesato per il gran rendimento del Conde Mikel Merino, alla sua prima vera stagione da leader ai massimi livelli, ma la differenza l’ha fatta soprattutto Martin Ødegaard, probabilmente l’MVP del campionato nel girone d’andata. Importante anche il contributo di Portu (7 goal e 8 assist), Oyarzabal (doppia doppia da 10+11) e Isak (9 reti), tutti però scesi di tono nel finale, che però non toglie nulla a una stagione che, considerando anche la finale di Copa del Rey raggiunta e ancora da disputare contro l’Athletic Club, va oltre le più rosee aspettative.

Granada: 9

Se ad inizio stagioni qualcuno avesse detto che il Granada avrebbe passato le prime giornate in zona Champions, per poi centrare a fine stagione la prima storica qualificazione all’Europa League, passando per una semifinale di Copa del Rey, sarebbe stato preso comprensibilmente per pazzo. Per quanto i Nazarí avessero fatto molto bene lo scorso anno in Liga Smartbank, era impensabile che una squadra piena di giocatori senza esperienza in Primera potesse fare così bene fin da subito. Il merito è tutto del camaleontico Diego Martínez, che ha fatto della capacità di adattarsi all’avversario la sua arma migliore. Abbiamo visto un Granada forte quando ha dovuto fare la partita, quando ha scelto di pressare alto e quando è stato costretto ad andare in trincea e giocare in contropiede. In ogni situazione si è vista sempre la mano del suo allenatore, che ha saputo esaltare gli exploit di diverse individualità in tutti in reparti, che sarà difficile mantenere per la prossima stagione, in cui il sistema da applausi di Diego Martínez si esibirà per la prima volta sul palcoscenico europeo.

Getafe: 7

Il Granada ha preso il posto, sia in Europa League che nel ruolo di sorpresa, del Getafe di José Bordalás, che rimane fuori dalle prime sette dopo un’ultima giornata sfortunatissima contro il Levante, con un rigore sbagliato e due goal annullati. Non si può rimproverare nulla alla stagione degli Azulones, che si sono confermati una squadra scomoda per tutti e che ha retto benissimo il doppio impegno, prima di sgonfiarsi nelle ultime giornate, a causa dei tanti impegni ravvicinati e della differenza fra i 12/13 fedelissimi di Bordalás e il resto della squadra. L’obiettivo ora è l’ottavo di Europa League contro l’Inter, ma la sensazione è che il ciclo del tecnico di Alicante al Coliseum Alfonso Pérez abbia già toccato il suo massimo potenziale.

Valencia: 4

Gli 8 punti in meno rispetto allo scorso anno e la mancata qualificazione europea sono già una condanna per la stagione del Valencia, che è stata un fallimento su tutta la linea: l’addio di Marcelino ad inizio stagione ha scoperchiato il vaso di Pandora dei problemi di una squadra tenuta in piedi dal suo allenatore: la scelta di Celades, poco coerente rispetto a come era stata costruita la squadra, non ha portato a niente di concreto se non al capolinea di un progetto distrutto dalla proprietà di Meriton Holdings, che ha preso tutte le decisioni sbagliate che poteva prendere, mettendosi contro anche la piazza e anche gli stessi giocatori, che ora sono praticamente tutti in discussione, capitan Parejo compreso. Il 2020/21 sarà l’inizio di un nuovo ciclo, ma la sciagurata gestione di Peter Lim e del suo gruppo non fa presagire niente di buono dalle parti di Mestalla.

Osasuna: 8

Un’altra neopromossa extra lusso in questa stagione di Liga, che chiude nella parte sinistra della classifica. L’Osasuna ha ottenuto una salvezza comoda anche senza il suo trascinatore El Chimy Ávila, fermato da un grave infortunio dopo un girone d’andata sensazionale. Los Rojillos di Jagoba Arrasate hanno dimostrato di non essere totalmente dipendenti dalla loro stella, trovando la continuità giusta per avere un buon rendimento esterno e tanta solidità in un gruppo senza grandissimi nomi, ad eccezione di Estupiñán, uno dei migliori terzini sinistri del campionato, che farà ritorno al Watford. Resteranno invece Aridane, Rubén e David García, già rinnovati, e probabilmente anche i leader Roberto Torres e Rubén García, simboli di un progetto che vuole stabilizzarsi in Primera agli ordini di Arrasate.

Giovanni Valenzasca