“The Wanderer”, canzone del 1962 composta da Ernie Maresca ed interpretata da Dion, che fa parte, tra l’altro, della colonna sonora di “La Leggenda di Al, John e Jack”, il film di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Questa è la colonna sonora di High Wycombe, Buckinghamshire, 50 chilometri a Sud Est di Londra. Una città il cui motto è “industria ditat”, l’industria arricchisce, e che apparentemente non sembra molto avvezza a stare sotto i riflettori. Ma per una notte Wycombe è stata il centro di tutto il mondo del calcio inglese, grazie alla prima promozione in Championship nella storia dei Wycombe Wanderers, un club assolutamente unico sotto molto aspetti nel panorama della Football League.
Supporters Trust

I Chairboys, così chiamati proprio per la grande produzione di sedie che caratterizza la città, sono arrivati per la prima volta nella loro storia ultracentenaria fino alla seconda divisione del calcio, vincendo per 2-1 la finale dei playoff promozione della League One a Wembley contro l’Oxford United, dopo aver eliminato in semifinale il Fleetwood Town di Joey Barton. Un risultato mai raggiunto prima dal club nella propria storia, in cui ha toccato per la prima volta il calcio professionistico nel 1993, e che ha navigato con più o meno tranquillità fra League Two e League One fino ad oggi. Ma la storia recente del Wycombe è tutt’altro che tranquilla, a cominciare dai problemi finanziari che hanno portato a una situazione particolare nella proprietà. Per diversi anni infatti il club è stato di proprietà del Wycombe Wanderers Trust, un azionariato popolare di circa 800 membri, salvando il club dalla difficile situazione in cui si trovava nel giugno del 2012, prima di cedere la quota di maggioranza all’avvocato statunitense Rob Couhig, che ha rilevato il 75% del club, che a suo tempo aveva suscitato l’interesse di un fondo in cui erano coinvolti Dennis Bergkamp, Henrik Larsson e Dirk Kuyt. A differenza di molti altri investitori che comprano squadre delle serie inferiori inglesi, Couhig ha trovato subito il favore della tifoseria, senza fare promesse irrealizzabili, ma lavorando nel segno del realismo e dell’unione con la comunità che tanto ha fatto per portare il Wycombe fino a questo punto.
La squadra

L’ambiente familiare del club coinvolge anche i calciatori, alcuni dei quali sono delle autentiche figure di culto: è impossibile non menzionare Adebayo Akinfenwa, uno dei personaggi più amati e riconoscibili del calcio inglese, che ha fatto del suo fisico imponente e non propriamente atletico un motivo di orgoglio, grazie alla sua straordinaria forza di volontà, che gli ha permesso anche di superare dei brutti episodi di razzismo durante la sua esperienza in Lituania. Akinfenwa è arrivato a Wycombe nel 2016, ed è stato fondamentale soprattutto nell’anno della promozione dalla League Two, in cui ha messo a segno 17 reti, mentre in League One ha perso un po’ di protagonismo, tanto da entrare solo a gara in corso nella finale contro l’Oxford United, ma a 38 anni suonati raggiungerà per la prima volta la Championship. L’eroe è stato invece Joe Jacobson, 33enne gallese di professione terzino sinistro, che ha realizzato addirittura 11 reti in questa stagione, oltre al rigore del definitivo 2-1 a Wembley, tra cui una tripletta contro il Lincoln City con due goal olimpici direttamente da corner. Jacobson sarà senza dubbio protagonista anche in Championship, così come Matt Bloomfield, pronto alla sua diciassettesima stagione consecutiva con i Chairboys. Il 36enne centrocampista ha deciso di posticipare ancora il suo ritiro, e sarà ancora almeno per un anno il giocatore più longevo in un singolo club della Football League, e lo farà ancora agli ordini del manager da più tempo in carica di tutto il calcio professionistico inglese.
Rocking Football

Gareth Ainsworth è un altro di cui personaggi che meriterebbe uno spazio in più, e senza il quale non si può capire l’essenza di questo club: dopo una discreta carriera da ala destra, in cui ha vestito le maglie di Preston, Lincoln, Port Vale, Wimbledon (con cui ha giocato anche in Premier League) e QPR, di cui è stato allenatore ad interim in due momenti diversi, nel 2012 viene nominato player manager del Wycombe, prima di appendere gli scarpini al chiodo nel 2013 e dedicarsi solo al ruolo da allenatore, dopo aver miracolosamente evitato la retrocessione dalla League Two al dilettantismo della National League solo all’ultima giornata. In queste otto stagioni Ainsworth ha dimostrato di imparare molto in fretta, facendo della relazione con i propri giocatori e con i tifosi il punto centrale per sviluppare il proprio lavoro, che lo ha portato a raggiungere vette mai toccate prima nella storia del club attraverso idee chiare e uno stile pratico e caratteristico, come dimostra il confronto con l’avversario della finale playoff, il già citato Oxford United.

Uno stile decisamente rock, che Ainsworth non porta avanti solo sul campo: figlio di una cantante professionista, ha fatto parte di diverse band insieme ad ex compagni di squadra di Wimbledon e QPR, e attualmente si diletta come frontman dei The Cold Blooded Hearts. Il 30 ottobre 2019 il Wycombe ha pubblicato sul proprio canale youtube una cover realizzata da Ainsworth e la sua band: ovviamente è quella di “The Wanderer”. Un’unione inevitabile fra football e musica, che nella vita di Gareth Ainsworth viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda, e rendono ancora più speciale un club già di per sé inimitabile come il Wycombe, che si prepara a proseguire la sua favola calcistica con l’approdo in Championship, senza mai venire meno all’anima della propria gente e al proprio stile di gioco impopolare, sempre con lo stesso giro di accordi e lo stesso messaggio, parafrasando Dion: They call us The Wanderers.
Giovanni Valenzasca