Ian Graham, laureato in fisica teorica; Tim Waskett, astrofisico; Will Spearman, laureato in filosofia e con un dottorato in fisica delle particelle; Dafydd Steele, matematico ed ex campione juniores di scacchi. Curriculum che farebbero pensare a tutto meno che a dei membri dello staff di un club della Premier League, ma questi quattro uomini sono uno dei grandi segreti del Liverpool campione d’Europa, del mondo e d’Inghilterra, che hanno elevato l’importanza dell’analisi dei dati e della matematica applicata al calcio a dei livelli mai raggiunti in precedenza.

La scelta di Klopp

Il direttore del dipartimento di analisi dati dei Reds è Ian Graham, che nel 2015 venne incaricato di realizzare uno studio su Jurgen Klopp, candidato principale a sostituire Brendan Rodgers, e in particolare sulla sua ultima stagione alla guida del Borussia Dortmund. Lo stesso Graham racconta al New York Times il suo primo incontro con il manager tedesco nel novembre dello stesso, quando era già da qualche settimana l’allenatore dei Reds. In particolare prese in esame due sconfitte del Borussia Dortmund nella stagione precedente, contro Mainz ed Hoffenheim, descrivendo con estrema accuratezza a Klopp le due partite, ricche di occasioni per i gialloneri nonostante la sconfitta. “Ah, hai visto la partita? Una vera follia, li abbiamo distrutti, hai visto?”. Naturalmente Graham non aveva visto nemmeno un secondo di quelle due partite né di nessun altro incontro di quel Borussia Dortmund, ma aveva analizzato ogni singola azione dei giocatori del BVB in base ad un modello matematico da lui costruito, e il risultato fu a dir poco sorprendente. In circostanze ordinarie, il Dortmund avrebbe concluso la Bundesliga 2014/15 al secondo posto, ben al di sopra della deludente settima posizione che aveva portato all’addio di Klopp. Un rendimento frutto non di un calo di rendimento della squadra o degli errori tattici o di gestione dell’allenatore, ma un mero concatenarsi di circostanze sfavorevoli, vivisezionate attraverso i numeri da Graham e la sua equipe, in un modo talmente preciso da convincere il mago di Stoccarda ad affidarsi per la prima volta nella sua carriera alla scienza per pianificare il mercato e la tattica, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

Il mercato

Nel database di giocatori analizzati da Graham in chiave calciomercato ci sono circa 100000 giocatori, ma per nessuno di questi sono stati utilizzati dei video per visionare i giocatori nella fase di scouting, perché a sua detta condizionano troppo l’analisi. Uno degli acquisti maggiormente sponsorizzati da Graham è stato quello di Naby Keita, arrivato nel 2018 dal RB Lipsia per circa 65 milioni di euro. Il dato maggiormente significativo riguardo al centrocampista guineano emerge da uno degli aspetti chiave del gioco analizzati con questo modello: la percentuale di possibilità di realizzare un goal può aumentare considerevolmente in funzione di una giocata in concreto, che sia un passaggio, un tackle o un movimento senza palla per cambiare l’occupazione degli spazi. Keita si distingueva sotto questo punto di vista già dai tempi di Salisburgo, motivo per cui la squadra di analisi ha spinto per questo forte investimento dei Reds, che per il momento non ha ancora dato i frutti sperati. Un’operazione che invece ha portato enormi benefici è stata la cessione di Coutinho al Barcellona per 160 milioni nel gennaio 2018, motivata dalla difficoltà di collocare il brasiliano nel sistema di Klopp, e che ha finanziato gli acquisti di Van Dijk e Alisson, i due pilastri che hanno trasformato il Liverpool in una squadra solida dietro e vincente, che altrimenti difficilmente sarebbero sbarcati ad Anfield. L’acquisto di Coutinho dall’Inter nel 2012 venne consigliato direttamente da Graham e dai suoi dati statistici, che sei anni più tardi si trasformarono in una plusvalenza record. I parametri presi in considerazione nell’analizzare i giocatori servono anche a stabilirne il valore sul mercato, che ha una certa importanza nelle mosse sul mercato del direttore sportivo Michael Edwards, sempre molto attento a far quadrare i conti. Nell’estate 2017 molti media inglesi giudicarono eccessiva la spesa di 42 milioni per Mo Salah, che invece risultò quasi bassa vista dall’Italia, visto il grande rendimento dell’egiziano a Firenze e a Roma, e motivata più da esigenze di bilancio dei giallorossi. Il pubblico britannico aveva invece in mente il suo rendimento deludente nel Chelsea, ma Graham aveva in mano dei dati che dimostravano l’esatto opposto. La sua analisi dimostrava che il rendimento di Salah nei circa 500 minuti che aveva giocato a Stamford Bridge era pressoché identico a quello che aveva sia prima che dopo la sua esperienza in Premier, e in un campione molto ristretto di minuti. Inoltre, le sue caratteristiche erano perfettamente complementari a quelle di Firmino, data la quantità di key pass a partita offerta dal brasiliano e la capacità di sfruttare gli spazi e le occasioni dell’egiziano. Il rendimento storico di Salah nei suoi primi tre anni ad Anfield nel tridente con Firmino e Mane legittimano il lavoro svolto da Graham, che si riflette anche nella parte tattica, attraverso un lavoro maniacale e in continua evoluzione.

La tattica

Un frame di un’animazione realizzata dall’analytics team del Liverpool, che indica le zone controllate dai Reds (in rosso) e dall’avversario (in blu), in base al posizionamento dei giocatori

Il lavoro degli analyst del Liverpool ha un’incidenza considerevole anche su quello che vediamo sul campo in ogni weekend di Premier League, osservando dal punto di vista numerico ogni minimo dettaglio della partita con l’intento di correggere i difetti di quella che ad oggi appare una macchina da record perfetta in ogni suo sincronismo. Come spiega Will Spearman, uno dei membri dello staff, questo modo di unire il video ai dati consente non solo di valutare le situazioni critiche che si sono verificate durante la partita, ma anche di individuare dei potenziali vantaggi che non sono stati sfruttati nel corso di determinate azioni. Questo processo è reso possibile da un sistema che prende in esame ogni singolo passaggio in rapporto alla possibilità di riuscita, ai potenziali benefici che porterebbe un passaggio ben eseguito e al rischio che si correrebbe nel caso in cui venisse intercettato da un avversario, in modo da poter correggere eventuali scelte sbagliate nella gestione del pallone e nel modo di orientarsi nel controllo dei vari giocatori. A questo si unisce uno studio sull’occupazione degli spazi durante la partita e sull’influenza che ha la posizione di determinati giocatori nel controllo del terreno di gioco: si può notare come basti un semplice movimento in più o fatto col tempismo sbagliato per perdere il controllo di una determinata zona di campo, con tutte le conseguenze del caso. Unendo queste due componenti, si arriva a costruire dei grafici che indicano la percentuale di possibilità di segnare nello spazio di 15 secondi, in funzione della posizione del pallone e dei vari giocatori, portando in questo momento la preparazione tattica in un’altra dimensione, basandosi su un modello matematico in continuo sviluppo.

Un esempio di grafico che indica la percentuale di arrivare a costruire un’occasione da goal entro 15 secondi in questa determinata circostanza, con evidenziate le zone di maggiore pericolo

Il futuro nelle mani giuste

Come detto dello stesso Graham al New York Times, è evidente come alcuni momenti particolari della partita sfuggano completamente ad ogni sorta di modello matematico: non c’è nessun modo per prevedere che Trent Alexander-Arnold possa ingannare l’impreparata difesa del Barcellona per trovare a centro area Origi e portare il Liverpool in finale di Champions League, né per evitare che Stones salvi un pallone per 11 millimetri nello scontro diretto per consegnare la Premier League al Manchester City. Il calcio non sarà mai una scienza completamente esatta, ma è fuor di dubbio che l’evoluzione nello studio delle partite attraverso le statistiche costituisca un fattore determinante per individuare dei vantaggi da poter sfruttare durante i 90 minuti. Per questo è indispensabile il lavoro sul campo di Klopp, che come spiegato da Alex Oxlade Chamberlain, “Non parla di statistiche o di analisi, anche se conosciamo perfettamente il lavoro che c’è dietro, ci dice semplicemente quello che dobbiamo fare”. Questa capacità di tradurre alla perfezione sul campo il lavoro eccezionale che viene svolto dietro una scrivania è ciò che fa la differenza fra una squadra forte e una squadra vincente, insieme ad altri fattori molto più tangibili come l’effettivo livello dei giocatori che vanno in campo e il senso di comunità che si crea fra squadra e città. E da quando Jurgen Klopp si è seduto per la prima volta sulla panchina di Anfield, e senza il lavoro di Graham forse non ci sarebbe mai arrivato, il Liverpool è tornato ad essere tutto questo, ma se adesso i Reds sono tornati sul trono d’Inghilterra dopo 30 anni, il segreto non è solo la ritrovata mistica di Anfield, ma anche, in buona parte, la scienza.

Giovanni Valenzasca