“Non so nemmeno cosa dire, non giocavo da così tanto tempo che non riesco quasi a parlare. Sono molto contento in questo momento. Ho lavorato così a lungo e fino ad oggi avevo provato a rientrare senza mai riuscirci. Ora devo proseguire su questa strada e cercare di aiutare il più possibile la squadra per il resto della stagione”.

Lunedì 22 giugno, Estadio de la Ceramica, minuto 88 di Villarreal-Sevilla, trentunesima giornata di Liga. Sono queste le coordinate spazio-temporali del grande ritorno alla normalità di Bruno Soriano. Il canterano del Villarreal, mediocentro di lotta e di governo, è stato per un decennio la colonna portante del submarino amarillo, ereditando la fascia di capitano da Marcos Senna nel 2013 e superandolo nella classifica all-time di presenze col club, arrivando anche in Nazionale per Euro 2016.

L’orologio si era fermato 1128 giorni prima, il 21 maggio 2017, ultima giornata di Liga al Mestalla di Valencia. In mezzo un calvario interminabile, un tunnel che sembrava non avere via d’uscita, ma alla fine un destino comune a quello di alcuni suoi compagni di squadra, che rendono il Vilarreal un caso unico negli ultimi anni sotto questo punto di vista.
Gli infortuni gravi sono stati un denominatore comune nella storia recente del club, che nel 2012 pagò con la retrocessione in Segunda le lesioni dei suoi due attaccanti principi, Nilmar e Giuseppe Rossi, che al momento erano una delle coppie più letali d’Europa all’interno di una squadra che in giocò anche la Champions League, uscendo da un girone di ferro con Bayern, Napoli e Manchester City.
Nella attuale rosa a disposizione di Javi Calleja, ci sono altri due highlander, tornati al massimo del livello dopo una serie di infortuni gravi, intervenuti in settimana in un’intervista a Marca insieme al loro capitano.


Nell’estate 2017 Sergio Asenjo stava lavorando insieme a Bruno per recuperare da un infortunio al crociato, che era già il quarto della carriera del portiere cresciuto nel Real Valladolid. “Saremo le stelle del mercato”, scherzavano così i due in quelle settimane, la fine di un incubo per l’ex Atlético Madrid, ristabilitosi definitivamente dopo la quarta operazione e tornato ad essere uno dei portieri più affidabili della Liga, appena l’inizio per il suo capitano. Bruno aveva giocato infiltrato nel finale della stagione 16/17, prima di sottoporsi ad una prima operazione al ginocchio, che prevedeva non più di tre mesi di stop.
Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di complicazioni, di test sul campo di allenamento senza esito, di dolore incessante e insopportabile, di frustrazione e di pensieri negativi, tra cui inevitabilmente quello del ritiro. Nel febbraio 2019 è stato finalmente individuato il problema nel tendine rotuleo, operato in estate per l’ultima volta, preludio a un lento ritorno alla quotidianità da calciatore che ormai era stata persa da troppo tempo.

Nel frattempo era tornato a Villarreal, nel 2018, un altro meraviglioso giocatore che stava lottando contro una serie interminabile di problemi fisici: Santi Cazorla è stato operato per ben otto volte alla caviglia destra, rischiando anche l’amputazione della gamba per un’infezione scoperta appena in tempo, ma la sua carriera sembrava già compromessa definitivamente.
Il ritorno al massimo del livello dell’ex Arsenal, leader tecnico indiscusso della squadra di Calleja, è stato un ulteriore stimolo per Bruno, che ha trovato un grande appoggio emotivo nei suoi compagni di sventura (oltre che nel club, che non lo hai lasciato solo e gli ha sempre mostrato fiducia) durante la sua lunga riabilitazione, conclusa con quell’ingresso in campo al minuto 88 contro il Sevilla, a cui ha aggiunto altri 25 minuti nel derby vinto contro il Valencia, che ha proiettato il Submarino Amarillo in piena corsa per il quarto posto.

Comunque vada a finire la stagione, l’orologio della carriera di Bruno Soriano è ripartito dopo 1156 giorni, con 36 primavere sulle spalle e 3 anni di sofferenza sotto i ferri. Non sappiamo ancora a che livello potrà effettivamente tornare, ma il messaggio di positività e di speranza che ci lascia questa vicenda ci unisce idealmente all’applauso infinito che la sua gente gli tributerà non appena potrà tornare allo stadio, e rendere tutto, finalmente, di nuovo normale.
Enhorabuena Bruno, volver es ganar.

Giovanni Valenzasca