Non c’è bisogno di sottolineare per l’ennesima volta quanto questo 2020 abbia sconvolto molte dei rituali a cui eravamo abituati da sempre. Sarà un anno storico per i maturandi, che affrontano in questi giorni un esame d’emergenza del tutto particolare, proprio nei giorni in cui riprende anche la Serie A, che ci terrà compagnia fino a fine luglio.
Abbiamo selezionato 7 giocatori che, per un motivo o per un altro, sono chiamati ad affrontare una sorta di “esame di maturità” in queste ultime dodici giornate di campionato, per dimostrare ai loro allenatori, ai tifosi o al mercato di essere maturi per fare un passo in avanti importante nella loro carriera.

Rodrigo Bentancur (centrocampista, Juventus)

La sconfitta in finale in Coppa Italia ha sollevato un forte dibattito, probabilmente affrettato, sul futuro della Juventus di Sarri, che rimane comunque in testa alla classifica e in corsa in Champions League, ma che continua a non convincere fino in fondo. Sul banco degli imputati è finito anche Miralem Pjanic, al centro di tante voci di corridoio riguardo al mercato, con le sirene provenienti da Barcellona che non si spengono, e al suo rapporto con Sarri, che sembra essersi deteriorato.
Con la perdita di importanza del bosniaco, l’unica certezza del centrocampo bianconero rimane Rodrigo Bentancur, già tra i migliori prima del lockdown e apparso tra i più in forma nelle prime due uscite in Coppa Italia. L’uruguayo dovrà assumersi grandi responsabilità in un reparto spesso criticato in casa bianconera per la mancanza di qualità in fase offensiva, a cui dovrà cercare di sopperire giocando sia da vertice basso che da interno all’occorrenza. Già con Allegri aveva avuto minuti in notti importanti, ma quest’anno si è imposto definitivamente come titolare, ma ora l’asticella si alza ulteriormente e il margine di errore si azzera in una lotta scudetto così serrata, e Bentancur avrà in mano le chiavi della squadra e del suo futuro, non solo per cercare di vincere ancora, ma anche per dimostrare a tutti di essere il punto fermo da cui Paratici e Sarri possono ripartire per il restyling di tutta la mediana.

Jony Rodríguez (esterno sinistro, Lazio)

La corsa scudetto della Lazio riparte con una perdita importante, non solo sul campo: l’infortunio alla caviglia terrà fuori per tutta la stagione capitan Lulic, una presenza importantissima a livello di leadership nello spogliatoio. Simone Inzaghi dovrà dunque fidarsi ciecamente di Jony, così come aveva fatto nelle ultime quattro uscite prima della sosta.
Lo spagnolo dovrà mostrare qualcosa in più del suo eccellente piede sinistro, cercando di calarsi in ruolo che non è mai stato del tutto suo, quello di esterno a tutta fascia nel 3-5-2, con compiti anche diversi da quelli che aveva nel 4-4-2 dell’Alavés nella sua ultima grande stagione in Liga. Inzaghi ha bisogno di riscontri non solo dal punto di vista tecnico, ma anche di spessore e carattere su quella corsia, e queste 12 finali che attendono la Lazio sono il banco di prova più esigente possibile per Jony, che ha la grande occasione per dimostrare di essere un giocatore importante anche in Serie A.

Mattia Caldara (difensore centrale, Atalanta)

È vero che il prestito dal Milan durerà ancora 12 mesi, ma questo rush finale è il momento giusto per Mattia Caldara per dimostrare di essere ancora il centrale di prima fascia che abbiamo ammirato nel suo primo biennio a Bergamo con Gasperini.
La lunga inattività generale ha ridotto la differenza di condizione fisica che aveva denotato nelle sue prime uscite, accumulato in un anno e mezzo di calvario continuo in maglia rossonera. Fin da subito il Gasp gli ha mostrato fiducia, lanciandolo da titolare anche contro il Valencia in Champions League, che riprenderà la Dea nel mese di agosto. Nel frattempo, la presenza di Caldara al 100% o quasi permetterà di allungare la rotazione piuttosto risicata tra i tre centrali, indispensabile nella corsa al quarto posto, in cui l’ex Milan ha buone chance di partire davanti e giocarsi le proprie carte, per saldare i conti con la sfortuna e tornare ad essere un punto fermo per l’Atalanta e un giocatore da seguire da vicino in ottica Nazionale.

Samu Castillejo (ala destra, Milan)

La prima prova d’esame è stata brillantemente superata dal malagueño, che ha trovato un goal e una grande prestazione nella vittoria del Milan al Via del Mare.
Castillejo ha iniziato il 2020 col botto e non si è praticamente mai fermato, prendendosi di forza il posto sulla fascia destra al posto dell’ingrigito Suso
della prima metà di stagione. Con la partenza del suo connazionale direzione Sevilla, manca una vera e propria alternativa nel ruolo, per cui l’ex Villarreal ha a disposizione tanti minuti e la fiducia di Pioli per dimostrare di essere qualcosa in più del giocatore elettrico che avevamo visto anche nella passata stagione, che aveva inciso più in uscita dalla panchina e contro avversari più morbidi, ma aveva lasciato anche più di qualche perplessità. Ora il popolo rossonero è più convinto dalle sue prestazioni, ma resta da convincere anche l’uomo che al 99% prenderà
in mano la gestione sportiva del nuovo Milan: Ralf Rangnick sembra intenzionato a puntare ancora su Samu Castillejo, che ha disposizione questi ultimi due mesi di stagione per meritarsi definitivamente questa fiducia, dimostrando di poter lasciare con continuità le buone sensazioni della prima metà dell’anno.

Dejan Kulusevski (ala destra, Parma)

Anche il gioiello svedese ha già dato risposte significative in questo ritorno della Serie A, illuminando la notte di Marassi con un goal e alcuni dei pezzi forti del repertorio che ha convinto la Juventus ad investire su di lui dopo neanche una stagione completa tra i grandi. L’ormai ex Atalanta è stata una delle grandi rivelazioni del campionato con la maglia del Parma, che sarà ancora la sua fino all’ultima giornata: Kulusevski ha infatti deciso di non aggregarsi subito ai bianconeri e di restare a Parma per giocare da protagonista anche questo finale di stagione. Una scelta apparentemente semplice e logica, ma non così scontata per un ragazzo così giovane, che avrebbe potuto essere accecato dall’idea di un aumento considerevole di stipendio fin da subito. Una scelta di maturità, la stessa che ha mostrato e dovrà dimostrare nel suo modo di giocare e di condurre il Parma in piena
lotta per l’Europa League, che cercherà di centrare per lasciare un ultimo grande regalo alla squadra che gli ha dato la prima opportunità in Serie A, prima di tuffarsi definitivamente, coi giusti tempi, nella realtà di un top club.

Musa Barrow (attaccante, Bologna)

Un altro prodotto del vivaio atalantino, ma che ha lasciato Bergamo per ritrovarsi e non per lanciarsi. Nel finale della stagione 2017/18 Musa Barrow aveva fatto innamorare tutti per la sua sfrontatezza e la sua verticalità, che avevano generato grandi aspettative attorno a lui dopo un girone di ritorno da 3 goal in 12 presenze. Ma l’anno e mezzo successivo in maglia neroblu è stato un vero e proprio incubo per l’attaccante gambiano, che non riusciva mai a sfruttare le occasioni che gli concedeva Gasperini per farsi notare ancora all’interno di una squadra che iniziava a volare verso l’Europa dei grandi. Un palcoscenico troppo esigente per Barrow, che a gennaio ha fatto un passo indietro per ripartire da Bologna.
Fin da subito ha ritrovato il feeling con il goal e si è trovato a suo agio in una squadra giovane ed energica come il Bologna di Mihajlovic, che punterà forte su di lui in questa ripresa, visto che Palacio non potrà reggere così tante partite ravvicinate, e che potrà sfruttare come prova generale per la prossima stagione, in cui il prestito diventerà acquisto a titolo definitivo, e Musa Barrow sarà di nuovo al centro di un progetto, meno ambizioso, ma ideale per ritrovare il goal e il sorriso.

Dusan Vlahovic (attaccante, Fiorentina)

Un altro super talento offensivo, che si è messo in luce soprattutto da dicembre in poi, ed è quota 6 reti in questa Serie A.
Dusan Vlahovic ha già messo in vetrina le sue qualità fisiche, tecniche e realizzative, dimostrando di poter essere il riferimento avanzato di una Fiorentina annaspante a metà classifica. Il serbo classe 2000 si è messo soprattutto dopo l’infortunio di Ribery, che prima di rompersi la caviglia a fine novembre contro il Lecce era il partner d’attacco di Chiesa nel 3-5-2, che toglieva spazio a tutti gli attaccanti puri in rosa, da Boateng, all’oggetto misterioso Pedro fino allo stesso Vlahovic, che ha fatto di necessità virtù e si è preso il posto da titolare. A gennaio è arrivato anche Cutrone, e arriverà anche Kouame appena tornerà dall’infortunio al crociato, per cui la missione di Vlahovic in questo finale è doppia sul piano personale: confermarsi in cima alle gerarchie degli attaccanti e convivere con Chiesa e Ribery nel 4-3-3 disegnato da Iachini per la prima partita post Covid contro il Brescia. Non sarà semplice, ma le spalle larghe di Dusan Vlahovic hanno già dimostrato di poter reggere il peso di una piazza esigente e di una squadra costruita per essere più di quello che è.

Giovanni Valenzasca