Por fin ha vuelto la Liga, e allora dopo mesi di riflessioni, di parole e di rumore, possiamo finalmente fare una panoramica di quello che è successo sui campi di Spagna in questa ventottesima giornata.
Risultati e classifica
Sevilla 2-0 Real Betis
Granada 2-1 Getafe
Valencia 1-1 Levante
Espanyol 2-0 Alavés
Celta Vigo 0-1 Villarreal
Leganés 1-2 Real Valladolid
Mallorca 0-4 Barcelona
Athletic Club 1-1 Atlético Madrid
Real Madrid 3-1 Eibar
Real Sociedad 1-1 Osasuna

La Chiave
Dopo un periodo così lungo di inattività il problema principale per tutti è stato prendere le misure con la competizione, non solo in termini di ritmo, ma soprattutto di lettura degli spazi e delle situazioni particolari. I più colpiti sono stati i portieri, i cui errori risultano naturalmente più evidenti, e che hanno indirizzato più di qualche risultato: è il caso del doppio errore di David Soria a Granada, della folle presa fuori dall’area di Pacheco contro l’Espanyol e del disastro di Pichu Cuéllar, in collaborazione con Awaziem, che ha regalato il goal a Ünal e i tre punti al Real Valladolid a spese del Leganés.

La notizia
Dopo aver reso Raúl García un centravanti ombra di altissimo livello, Diego Pablo Simeone ci riprova: proprio nella sfida di San Mamés contro l’Athletic Club, il Cholo ha scelto Marcos Llorente nel ruolo di seconda punta di fianco a Diego Costa.
Le caratteristiche non sono le stesse, ma l’ex Real Madrid è sembrato a proprio agio nel nuovo ruolo, dando una grande mano nel primo pressing e con un paio di giocate interessanti fra le linee, come l’ottimo filtrante non sfruttato da Carrasco nel primo tempo. Mancava João Felix e Correa e Morata non erano al 100%, ma questo ruolo potrebbe essere più di una soluzione di emergenza per l’eroe di Anfield.

Il top
1. I vantaggi del Sevilla
Buone notizie dai suoi giocatori e dagli altri campi per Julen Lopetegui: il suo Sevilla vince agevolmente il Gran Derbi contro il Betis che apre la giornata, mostrando di essere la squadra che riesce a compensare meglio il ritardo di condizione fisica accumulato in questi mesi.
L’occupazione degli spazi in ampiezza e la compattezza fra le linee di difesa e centrocampo fanno del Sevilla una squadra difficile da affrontare per ogni squadra a corto di forma, e la presenza di giocatori dominanti su tutte le linee sposta gli equilibri. Diego Carlos e Fernando continuano a fare la differenza per fisico e temperamento, mentre Ocampos è stata una furia assoluta sulla fascia destra e decisivo con goal su rigore e assist di tacco; segnali incoraggianti anche da Kounde, Óliver Torres e Munir, ma soprattutto dalle rivali dirette: nessuna delle squadre in lotta per la Champions ha vinto, il margine col quinto posto aumenta a 4 punti e il Sevilla ha sempre più il destino nelle proprie mani.

2. Il primo tempo dell’Osasuna
L’ultima partita della giornata è stata forse la più interessante tatticamente, soprattutto per i primi 45 minuti dell’Osasuna. Jagoba Arrasate ha assaltato la Reale Arena con un piano partita chiaro e perfettamente eseguito dai suoi: la pressione delle due punte sulla prima costruzione della Real Sociedad ha costretto Elustondo e Le Normand a saltare le linee con dei lanci lunghi, ben controllati dai tre centrali rojillos, e l’ampiezza con e senza palla degli esterni Nacho Vidal ed Estupiñan ha creato situazioni di vantaggio costanti sulle corsie. Spazi sfruttati al meglio da Adrián López, il migliore per distacco per 60 minuti, che ha tenuto in costante apprensione la difesa della Real. Il calo fisico e le contromisure di Alguacil, che ha tenuto Oyarzabal e Portu più stretti nella ripresa, hanno portato poi al pareggio, ma rimane il grande merito di Arrasate e suoi nel limitare il potenziale offensivo della Real Sociedad.
3. La fiducia dell’Espanyol
Giocare in superiorità numerica per 70 minuti è stato un vantaggio non da poco, ma la vittoria e la prestazione rimettono l’Espanyol in piena corsa per la salvezza.
La squadra del Pitu Abelardo è probabilmente l’unica che si trova avvantaggiata dall’assenza del pubblico, visto lo scoglio psicologico che accompagnava i Pericos nelle partite a Cornellá. L’esempio perfetto è la prestazione di Melendo, talento indiscutibile ma apparso piuttosto bloccato durante tutta la stagione, tra i migliori nella partita di sabato.
Contro l’Alavés è arrivato un risultato reso ancora più pesante dalle sconfitte delle rivali dirette, e l’assenza di fattori esterni condizionati può essere la svolta per quella che è senza dubbio la migliore rosa insieme a quella del Celta fra le squadre in lotta per non retrocedere.

Il flop
1. L’errore di Diakhaby
Nella giornata dell’esordio più che positivo di Guillamón, del ritorno al goal di Rodrigo e della premiata ditta Gayà-Guedes al massimo del livello, il Valencia perde due punti nel derby col Levante per l’ennesimo errore individuale di Diakhaby, che concede un rigore ingenuo nel recupero.
Le prestazioni calamitose del giovane francese alimentano la discussione sulla gestione del caso Garay da parte del club: l’argentino non sarebbe comunque a disposizione per l’infortunio al crociato, ma la rottura totale con un giocatore che si è in scadenza di contratto, ma che era fondamentale per dare sicurezza a tutto il reparto e per alzare il livello dei propri compagni, rimane un buco di programmazione enorme per la dirigenza valencianista, che sarà obbligata a tornare forte sul mercato per rinforzare la difesa con un giocatore di gerarchia.

2. Il centrocampo del Betis
L’ottima prova del Sevilla ha ingigantito le difficoltà di un Betis che ha sempre più interrogativi da porsi sulla propria stagione.
La prestazione timida di Guido Rodríguez e Aleñá ha tolto qualsiasi rifornimento a Fekir e Borja Iglesias davanti, e ha lasciato la difesa in costante inferiorità numerica.
L’assenza di William Carvalho continua a farsi sentire, ma la sensazione è che Rubi abbia bisogno di un profilo ancora diverso in mezzo al campo, con senso della posizione e sicurezza col pallone, che stanno mancando da tutta la stagione a una squadra che è andata via via a ridimensionare le proprie aspirazioni, tanto da doversi guardare più alle spalle piuttosto che puntare in alto.
3. Le fragilità dell’Eibar
Bernabeu o non Bernabeu, non sono queste le partite da vincere per l’Eibar per raggiungere la salvezza, ma la squadra di Mendlibar esce dall’Alfredo Di Stefano con i soliti problemi palesati contro le big.
L’atteggiamento è stato lodevole, ma la mancanza di livello in alcune zone e di qualche sincronismo difensivo ha permesso al Real Madrid di chiudere i conti in meno di un tempo e giocando parecchio sotto ritmo.
L’asse Hazard-Benzema ha fatto il resto, ma la difesa armera ha mostrato una fragilità francamente preoccupante per una squadra che ha fatto della compattezza di squadra la chiave delle proprie salvezze in Primera División, e il calendario non semplice nelle prossime giornate (Athletic, Getafe, Valencia e Granada nelle prossime quattro) non è altro che un ulteriore campanello d’allarme.

Il prossimo turno
Lunedì 15/06
19:30 Levante-Sevilla
22:00 Real Betis-Granada
Martedì 16/06
19:30 Getafe-Espanyol
19:30 Villarreal-Mallorca
22:00 Barcelona-Leganés
Mercoledì 17/06
19:30 Eibar-Athletic Club
19:30 Real Valladolid-Celta Vigo
22:00 Osasuna-Atlético Madrid
Giovedì 18/06
19:00 Alavés-Real Sociedad
22:00 Real Madrid-Valencia