Un anno fa oggi si alzava la palla a due al Taliercio per gara 2 delle finali scudetto, vinta dalla Dinamo, che portò la serie in Sardegna sull’1-1.
Virtualmente la Reyer è ancora campione d’Italia, ma di fatto nessuno porterà il simbolo del tricolore cucito sulla maglia del prossimo anno, dopo questa stagione spezzata a metà dal lockdown.
Dunque è tempo di mercato per le ultime due finaliste, che non vogliono essere da meno a Milano e alle due metà di Bologna, che hanno già sparato i primi fuochi d’artificio in vista del prossimo anno.
Sassari ha confermato i primi tre volti nuovi tramite le parole di coach Pozzecco qualche giorno fa, ma la prima ufficialità tramite comunicato è arrivata da poche ore: il sostituto di Dyshawn Pierre sarà Jason Burnell.
Un movimento assolutamente logico per il Banco di Sardegna, che regala al Poz un giocatore tagliato su misura per la sua filosofia di gioco: nel suo primo anno in Italia, l’ex Cantù ha mostrato duttilità e intensità fisica sui due lati del campo, le stesse doti che hanno reso Pierre uno dei giocatori più dominanti di tutto il campionato all’interno del sistema della Dinamo, e che lo stanno per portare a firmare il suo primo contratto di Eurolega.
Burnell cercherà di seguire le stesse orme, ma per farlo dovrà anche aumentare la propria continuità realizzativa, che a Cantù ha trovato solo con l’arrivo di Ragland nella seconda metà di stagione, e che è l’unica cosa che veramente manca in un pacchetto completo di fisicità, gioco spalle a canestro e qualità difensiva. Il 22enne della Florida sarà dunque l’ala piccola titolare, ma con possibilità di giocare diversi minuti anche da ala grande, specie se non dovesse arrivare la conferma di Dwayne Evans, che sembrava cosa fatta ad inizio mercato, ma che ora appare più lontana.
A quel punto Sassari dovrebbe tornare sul mercato per riempire un altro spot del quintetto oltre a quello di guardia, che rimane ancora un’incognita dopo l’addio dopo una sola stagione di Michele Vitali.
Nel frattempo, la Dinamo ha congelato due colpi di prospettiva per rinforzare la panchina, che sarà ancora costruita per un 5+5, vista la tendenza di Pozzecco ad accorciare la rotazione: manca solo l’annuncio ufficiale per Kaspar Treier nel ruolo di ala e di Vasa Pusica come cambio di Spissu nella posizione di playmaker.
L’ala estone di formazione italiana arriva in Sardegna dopo un’ottima annata con la maglia di Ravenna, con cui ha chiuso a 9.8 punti e 4.5 rimbalzi di media in 21 minuti, con un ottimo 40% da dietro l’arco.
Si tratta di un giocatore ancora molto giovane (classe ’99) ma con già un’ottima fisicità e un buon tiro da fuori, caratteristiche che gli possono fruttare qualche minuto nelle rotazioni, cosa che non è mai riuscita negli ultimi anni ai giovani arrivati a Sassari dalla A2 (Diop e Bucarelli gli ultimi esempi).
Pusica invece ha già alle spalle l’ultima stagione da titolare in Serie A con la maglia di Pesaro, in cui è stato uno dei migliori giocatori della VL dal punto di vista numerico (quasi 13 punti e 4 assist a partita col 42% da tre) e delle sensazioni. Ciò nonostante, il 24enne serbo deve dimostrare ancora molto, soprattutto sul piano difensivo e dell’impatto caratteriale sulla squadra, mentre il range di soluzioni offensive è da prospetto di alto livello europeo, come testimoniato dalla concorrenza del Rytas Vinlius che la Dinamo ha dovuto superare per aggiungere un altro elemento di prospettiva alla propria second unit, a cui manca solo una riserva di Miro Bilan: il principale indiziato è Baldi Rossi, in uscita dalla Virtus Bologna.

In casa Reyer come sempre si punta prima alle conferme e poi a puntellare il roster.
I detentori della Coppa Italia si dimostrano come il miglior esempio di progettualità a lungo termine nel nostro campionato, confermando coach Walter De Raffaele e tutto il suo staff in blocco.
Anche sul campo la linea guida è quella di confermare il maggior numero di elementi possibili, a cominciare da capitan Michael Bramos. Il Greco del Michigan si prepara a vivere la sua sesta stagione a Venezia, dove ormai è diventato un’istituzione per la sua leadership silenziosa e per la capacità di essere sempre l’uomo giusto al momento giusto. Il futuro sarà ancora orogranata anche per De Nicolao, Tonut, Cerella e Mazzola, lo zoccolo duro italiano, oltre che per Julyan Stone e Mitchell Watt, legati alla Reyer con un accordo pluriennale, mentre Jeremy Chappell dovrebbe firmare un 1+1.
Il grande colpo è però la conferma di Austin Daye: il rinnovo dell’MVP delle ultime finali Scudetto e della Final Eight di Coppa Italia era tutt’altro che scontato, vista la forte tentazione del ritorno negli States per il campione NBA con gli Spurs nel 2014.
Dopo un iniziale rifiuto, Daye ha trovato un accordo col presidente Casarin per un prolungamento di altre due stagioni, in cui sarà ancora il faro di una squadra che spesso ha avuto problemi offensivi in questa stagione, e che non poteva prescindere dal suo miglior attaccante.
Chi saluterà sicuramente è Ike Udanoh, arrivato con grandi aspettative dopo una grande stagione tra Cantù ed Avellino ma mai realmente importante per De Raffaele, che gli ha quasi sempre preferito Vidmar in Serie A e gli ha concesso appena 12 minuti di media in Eurocup. Il suo sostituto si dovrà spostare di appena 30 chilometri rispetto all’ultima stagione: è in arrivo infatti l’ex Treviso Isaac Fotu, reduce da una stagione di debutto in Italia da 14 punti e 5 rimbalzi. Il neozelandese ha fatto vedere di essere un lungo di intensità e con una gran varietà di movimenti spalle a canestro, caratteristiche che ne fanno il backup perfetto per Mitchell Watt, mentre Vidmar potrebbe accettare un ruolo da quinto lungo per l’Eurocup.
Per quanto riguarda gli esterni c’è da sostituire Ariel Filloy, che ha fortemente deluso nella sua seconda avventura a Venezia, con un altro italiano di esperienza come terzo playmaker. Il principale indiziato è Lorenzo D’Ercole, anche lui ex Pistoia e anche lui reduce da una stagione sottotono, che ricoprirebbe un ruolo marginale nella rotazione, simile a quello avuto da Giuri nell’anno dell’ultimo Scudetto, ma che non risolverebbe le carenze palesate in cabina di regia palesate dalla Reyer in diverse fasi dopo l’addio di Marquez Haynes. Lacune egregiamente colmate da De Nicolao, ma l’assenza di un secondo playmaker di livello, considerando Stone comunque un giocatore più ibrido e non un creator in senso stretto, può essere uno svantaggio se si guarda solo alle coppie Teodosic-Markovic e Rodríguez-Delaney, che spostano verso l’alto l’asticella delle altre candidate allo Scudetto, a cui Venezia però non si è mai dimostrata realmente inferiore nei momenti chiave, come l’ultima Final Eight, che ha dato un’ulteriore prova del fatto che l’Umana Reyer rimanga ancora la squadra da battere.
Giovanni Valenzasca
