Mancano solo tre giorni al nuovo Day One della Liga, che è pronta a ripartire l’11 giugno con il derby sevillano.
Il ritorno della competizione ha suscitato qualche polemica per alcune nuove dinamiche, che hanno lasciato perplesso alcuni addetti ai lavori.
In particolare ha fatto rumore in Spagna la questione delle cinque sostituzioni, sollevata dal Quique Setién, che la considera penalizzante per lo stile del gioco del suo Barça, che punta a far correre a vuoto gli avversari che devono pressare i portatori di palla blaugrana, a cui ha risposto puntualmente Pepe Bordalás, che ha sottolineato quanto l’aumento del numero di cambi favorisca molto più le squadre con molte alternative
di livello in panchina rispetto ad altre con un undici titolare più definito, come il suo Getafe, che da questo punto di vista sarebbe la più penalizzata nella lotta alla Champions League.
Una polemica francamente sterile e fine a se stessa, in cui ogni allenatore può sentirsi più o meno penalizzato, ma che in fin dei conti riguarda un problema marginale, come ci suggerisce l’influenza non particolarmente
marcata che questo nuovo aspetto ha avuto sul ritorno della Bundesliga.
Chi non si può certamente lamentare è Zinedine Zidane, che ha diversi motivi per guardare con ottimismo al ritorno in campo del suo Real Madrid, previsto per domenica alle 19.30 contro l’Eibar.
I due punti di distacco dal Barcellona, che non lasciano margine di errore in questo mini-campionato, che avrà però delle dinamiche molto diverse da quelle che abbiamo lasciato a marzo, quando i Blancos palesevano un problema che difficilmente avrebbero potuto risolvere.
L’ultimo mese era stato infatti molto complicato per il Madrid, che aveva raccolto appena 7 dei 15 punti disponibili in Liga ed era stato eliminato dalla Copa del Rey per mano della Real Sociedad, oltre a compromettere la propria situazione in Champions con la sconfitta interna contro il Manchester City nell’andata degli ottavi.
In generale, il grande problema della prima parte della stagione è stata la mancanza di goal: il periodo di appanemento di Benzema, appena un goal in campionato su azione nel 2020, ha tolto a Zidane l’unica certezza in fase realizzativa, e la mancanza di alternative di garanzia lo ha costretto ad affidarsi molto ai calci piazzati (vedasi la doppietta di Varane sul campo del Getafe a inizio gennaio) e alla solidità della miglior difesa della Liga.
L’esplosione definitiva di Fede Valverde e le ottime prestazioni di Isco hanno permesso a Zizou di schierare sempre quattro se non cinque centrocampisti contemporaneamente, garantendo maggiore compattezza e densità in entrambe le fasi, o con il charrúa come finto esterno per alzare la linea di pressing o con il malagueño partendo da una fascia per venire dentro al campo e fare da collante fra le linee. In questo modo però giocatori puramente offensivi come Rodrygo, Vinicius o Bale, quest’ultimo non solo per questioni tattiche, non hanno trovato la continuità giusta per poter generare più occasioni e arrivare in porta con più facilità.
Il lungo stop per l’emergenza sanitaria ha consentito però al Real Madrid di poter disporre degli unici due giocatori in grado di invertire questa tendenza, che non sarebbero potuti essere a disposizione a causa dei rispettivi infortuni.

Nella serata di sabato, alla stessa ora in cui si disputerà la partita contro l’Eibar all’Alfredo Di Stefano, stadio del Castilla in cui verranno giocare le prime due partite interne a causa dei lavori di restauro del Bernabeu, Zidane ha provato in una partita 11 contro 11 quello che potrebbe essere il tridente di questo finale di stagione: Hazard a sinistra, Benzema in mezzo e Asensio sulla destra.
Naturalmente la cautela è massima nella gestione sia del belga che dello spagnolo, che però si possono considerare arruolabili e si candidano ad essere gli uomini della svolta.
L’ex Chelsea ha vissuto un primo anno madridista a dir poco complicato, a causa del ritardo di condizione accumulato in estate e dei due infortuni gravi che lo hanno tenuto fuori da dicembre in poi, eccezion fatta per due presenze a febbraio, prima della ricaduta sul campo del Levante.
La caviglia sembra essere finalmente a posto, e il belga sembra già al top fisicamente e tirato a lucido per rimettersi subito al centro di un sistema costruito per lui e che ha risentito enormemente della sua assenza.
Nelle quindici partite disputate con la camiseta blanca, Hazard ha dimostrato di essere l’unico giocatore in grado di alzare l’asticella in fase offensiva, soprattutto attraverso la creazione di occasioni con il dribbling, caratteristica in cui è assolutamente un top mondiale; ma in generale tutta la squadra trae beneficio dalla sua presenza in campo: la fase offensiva risulta più compatta e pericolosa, sia con l’arrivo dalla seconda linea dei centrocampisti, che trovano maggiore spazio per andare alla conclusione dal limite dell’area o con inserimenti, sia per la connection che si può creare sull’asse con Benzema, che infatti ha vissuto il momento migliore della sua stagione proprio con il belga in campo. Gli esempi perfetti sono le due partite di Champions League al Bernabeu contro Galatasaray e PSG, probabilmente le migliori dei Blancos in questa stagione, anche grazie al contributo dalla fascia opposta di Rodrygo Goes: il talento ex Santos non riuscito più a ripetersi sui livelli della notte contro il Galatasaray, scivolando sempre più ai margini della squadra dopo l’infortunio di Hazard, fondamentale per togliere qualche responsabilità al giovane brasiliano e a chiunque giocasse sul lato debole.


Il ruolo di esterno destro potrebbe essere occupato in queste ultime giornate da Marco Asensio, un altro giocatore centrale nell’idea di Zidane,
che si prepara a debuttare dopo la rottura del crociato in precampionato.
La sua condizione fisica sembra più un’incognita rispetto a quella del compagno, ma una volta recuperato il ritmo partita, il maiorchino può essere il valore aggiunto nella corsa al titolo.
Nella sua prima esperienza da allenatore del Madrid, Zizou ha sempre mostrato grande fiducia in Asensio, ripagata da giocate e goal importanti nei momenti clutch, in particolare nella campagna europea 2016/17 in uscita dalla panchina, ruolo che potrebbe ricoprire ancora.
Ciò nonostante, è stato impiegato prevalentemente sulla fascia opposta, in un ruolo che non si addice bene alle sue caratteristiche. Ai tempi dell’Espanyol, e anche nei pochi minuti giocati sulla destra tra Madrid e Nazionale, è evidente come la sua produttività sia maggiore come esterno a piede invertito, che può sfruttare il corridoio centrale per venire dentro al campo per associarsi o andare al tiro.
Un’opzione sicuramente da considerare per risolvere i problemi realizzativi visti da dicembre in poi, che rappresentano l’unico gap da colmare con il Barcellona e il suo tridente di fuoco, che recupererà Suárez per questo sprint finale, che il Real Madrid è pronto a rendere rovente grazie al suo sprinter migliore e a un gregario di lusso, pronti a lanciare una volata lunga 11 giornate che si deciderà sul sottile filo dei dettagli, e avere al 100% Eden Hazard e Marco Asensio è un dettaglio che può fare una grande differenza.
Giovanni Valenzasca
