Pellistri ha un grande potenziale, ma c’è ancora molto da lavorare. Sta crescendo e fa la differenza. Sappiamo che sarà difficile trattenerlo a lungo. Gioca a un ritmo altissimo e per questo è difficile da gestire per gli avversari
Con queste parole Diego Forlán ha descritto il più grande talento che si trova tra le mani da quando è diventato allenatore del Peñarol, il 20 dicembre 2019, e che ha fatto debuttare in Copa Libertadores il 4 marzo contro l’Atletico Paranaense.
Il 20 dicembre 2019 è anche il giorno in cui il ragazzo in questione ha compiuto 18 anni, qualche mese dopo il suo debutto in Primera División con in panchina Diego López, attuale tecnico del Brescia.
Ha giocato appena 25 partite in prima squadra, ma ha già catturato l’attenzione di Juventus, Napoli e delle superpotenze di Manchester e Madrid.
Ma chi è e perchè è così desiderato Facundo Pellistri?
Identikit
Nome: Facundo Pellistri
Data di nascita: 20 dicembre 2001
Nazionalità: Uruguay-Spagna
Squadra: Peñarol
Ruolo: esterno destro
Altezza: 1,74
Piede preferito: destro
Valore di mercato (Transfermarkt): 1,8 mln €
Clausola rescissoria: 11 mln €
Scadenza di contratto: 2022
Analisi
Pellistri ha giocato prevalentemente da esterno a destra in un 4-4-1-1, anche se in alcune occasioni è stato schierato anche sulla fascia opposta.
A differenza della maggioranza degli esterni di prospettiva che si stanno mettendo in luce negli ultimi anni, si trova più a suo agio giocando sul lato del suo piede forte, sfruttando un corridoio intermedio fra la linea laterale e il centro del campo, lasciando spesso e volentieri la corsia libera per il terzino, che nel Peñarol è spesso il titolare della Nazionale uruguaya, Giovanni González.
Raramente si sposta da quella zona muovendosi senza palla, ma lo fa spesso e volentieri sfruttando la sua caratteristica principale: la progressione palla al piede, che, per velocità, controllo del corpo e tecnica per dribblare in conduzione, è già al top. Non partecipa tantissimo alla manovra, ma quando riceve è un acceleratore di gioco fuori dal comune, e obbliga sempre la difesa a comportarsi di conseguenza.
Il problema più grosso però si presenta negli ultimi metri, in cui è ancora piuttosto frenetico, e spesso sbaglia la scelta, cercando un tocco di troppo o affrettando troppo la verticalizzazione, motivo per cui la sua produzione in termini di assist, appena 3 in 25 partite da professionista, è molto bassa rispetto alla quantità di occasioni che crea e alla qualità dei suoi cross, che riesce a costruire con grande rapidità e a calibrare col contagiri, ma spesso col timing sbagliato.
Oltre alla mancanza delle pause giuste nei momenti giusti, la sua efficacia in fase di definizione è limitata dallo scarso uso del piede sinistro, che usa quasi solo come appoggio, e che riduce il suo range di soluzioni di tiro e di passaggio.
Se negli ultimi 20 metri è un giocatore ancora da perfezionare, impressiona per la sua predisposizione ad essere incisivo su tutta la fascia, non solo partendo palla al piede da lontano, ma anche in fase di non possesso, in cui riesce ad essere efficace sia in pressione sia in ripiegamento, grazie a una buona tecnica difensiva, al grande spirito di sacrificio e alla capacità innata di conoscere e usare al meglio il proprio fisico, con cui vince parecchi contrasti nonostante il gap di chili e centimetri.
Pro
• Cambio di ritmo
• tecnica in condizione
• uso del corpo
• intensità difensiva
• cross
Contro
• piede sinistro
• mancanza di pause
• pochi goal e assist

Prospettive future
Basterebbe solo dire che il suo scopritore è stato Pato Aguilera, grande attaccante di Genoa e Torino agli inizi degli anni novanta, per capire che Facundo Pellistri, pur avendo ancora dei difetti molto marcati, sia un talento superiore alla media.
Dalla sua parte ha sicuramente una grande personalità e “descaro”, che non gli fanno pesare sulle spalle una maglia prestigiosa come la numero 10 del Campeón del siglo, la più grande squadra sudamericana del XX secolo secondo l’IFFHS.
È difficile immaginarlo subito come un giocatore in grado di ritagliarsi uno spazio all’interno di uno dei top club che hanno bussato alla sua porta in queste settimane, se non al termine di una progressione più naturale, che passa per almeno un altro anno in maglia aurinegra con Forlán come maestro.
La destinazione più adatta alle sue caratteristiche, non solo per il passato del suo allenatore, sembra essere l’Atlético Madrid. Pellistri infatti non è e probabilmente non sarà mai un attaccante esterno da tridente offensivo, ma nel 4-4-2 di Simeone può trovare la sua dimensione ideale, per la sua capacità di sacrificarsi in compiti difensivi e di essere incisivo con tanto spazio davanti a sé da aggredire, in un ruolo che Ángel Correa, uno degli ultimi talenti arrivati all’Atlético dal Sudamerica, non ha mai sentito particolarmente suo.
Se il 4-4-2 classico è ormai una specie in via di estinzione, i sistemi con tre difensori centrali e due esterni a tutta fascia sono sempre più di moda a tutte le latitudini, e anche in questo contesto Pellistri può essere un giocatore importante, con maggiore libertà per arrivare in corsa e creare scompiglio sulla fascia, un po’ quello che vediamo fare in Serie A a Manuel Lazzari e, sulla fascia opposta, a Filip Kostic in Bundesliga, a cui somiglia per struttura fisica e capacità di arrivare sulla linea di fondo e crossare.
In un calcio di élite in cui c’è sempre meno spazio per l’extremo classico, può essere questa l’evoluzione più adatta per Facundo Pellistri, un talento dai tratti antichi, ma con davanti un futuro brillante nel calcio di domani.
Giovanni Valenzasca